La Direttiva UE 2019/2161, comunemente nota come Direttiva Omnibus, è entrata in applicazione il 28 maggio 2022 con l'obiettivo di rafforzare e modernizzare le regole a tutela del consumatore nel mercato unico digitale. In Italia il recepimento è avvenuto attraverso il D.lgs. 7 marzo 2023, n. 26, che ha integrato il Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005) introducendo obblighi nuovi per imprese e piattaforme online.

Recensioni: l'obbligo di verifica

Una delle novità più rilevanti riguarda le recensioni degli utenti. I professionisti che danno accesso a recensioni di prodotti devono indicare se e come garantiscono che le valutazioni pubblicate provengano effettivamente da consumatori che hanno utilizzato o acquistato il prodotto. Affermare che le recensioni provengono da clienti reali senza adottare misure di verifica adeguate costituisce pratica commerciale ingannevole. È inoltre vietato pubblicare recensioni false o incaricare terzi di farlo, così come alterare le recensioni autentiche per favorire un determinato prodotto.

Ribassi di prezzo: la regola dei trenta giorni

L'articolo 17-bis del Codice del Consumo, introdotto in attuazione della direttiva, stabilisce che ogni annuncio di riduzione di prezzo debba indicare il prezzo più basso applicato dal venditore nei trenta giorni precedenti alla riduzione stessa. Questa regola contrasta una pratica diffusa nell'e-commerce: alzare il prezzo di riferimento poco prima di una promozione per simulare uno sconto più elevato. Esistono deroghe per i prodotti deperibili e per le riduzioni progressive, ma il principio generale è chiaro: il consumatore deve poter confrontare l'offerta con la storia recente del prezzo, non con un riferimento gonfiato.

Trasparenza nei marketplace e nel posizionamento

Le piattaforme che ospitano venditori terzi devono ora dichiarare se l'interlocutore con cui il consumatore conclude il contratto è un professionista o un privato, perché da questo dipende l'applicazione delle tutele del Codice del Consumo. Anche i parametri che determinano il posizionamento dei risultati di ricerca devono essere resi noti: se un prodotto appare in cima alla lista per ragioni di pagamento (collocazione sponsorizzata), questo deve essere chiaramente indicato.

Doppi standard di qualità

La direttiva affronta anche il problema dei prodotti commercializzati con lo stesso marchio e la stessa confezione in diversi Stati membri, ma con composizione o caratteristiche significativamente diverse. Quando tali differenze non sono giustificate da fattori legittimi e oggettivi, configurano una pratica commerciale ingannevole. Si tratta di una questione emersa soprattutto nel settore alimentare, ma il principio si applica più ampiamente.

Sanzioni più severe

Per le infrazioni transfrontaliere di particolare rilevanza, le autorità nazionali possono ora applicare sanzioni amministrative fino al quattro per cento del fatturato annuo del professionista o, in alcuni casi, fino a due milioni di euro. In Italia l'autorità competente per molte di queste violazioni è l'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che ha già avviato procedimenti basati sulle nuove norme.

Per il consumatore, queste regole si traducono in strumenti concreti di tutela: la possibilità di segnalare recensioni sospette, di contestare sconti fittizi e di chiedere conto della trasparenza alle piattaforme. Conoscere il quadro normativo è il primo passo per esercitare i propri diritti con efficacia.